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Episodio 1 – La crepa


di Ceraunavoltailcazzo
18.04.2026    |    33    |    0 8.0
"Il cameltoe era ormai bagnato, una piccola macchia scura si vedeva al centro dei leggins..."
Era venerdì sera e l’appartamento di Marco puzzava già di noia "coniugale".

Marco e Sofia, la sua ragazza, avevano deciso di grigliare in balcone e di invitarmi per cena.

Inizia a fare caldo, la temperatura è già intorno ai 28°C, così io e Marco ci eravamo tolti la maglietta, rimanendo solo con i pantaloncini da palestra addosso.

Lui aveva un fisico più che invidiabile: più alto di me di quasi dieci centimetri, spalle larghe, petto pronunciato con un velo di peli scuri che scendevano fino alla pancia. Gli addominali si vedono chiaramente, con un velo di grasso sopra che li rendeva spessi e potenti. Il suo bulge nei pantaloncini grigi era modesto, si vedeva appena una leggera protuberanza, niente di che. Sembra il classico fidanzato “carino” che le ragazze presentano ai genitori.

Io invece… ero tutta un’altra storia: fisico asciutto, spalle strette, addominali segnati ma non spessi. Però, il mio cazzo, anche a riposo, spingeva forte contro i pantaloncini neri aderenti. Il bulge era evidente: la sagoma grossa e pesante si notava benissimo. Ogni volta che mi muovevo, il pacco oscillava leggermente. Lo sapevo.

Sofia uscì sul balcone con una birra in mano. Indossava una canotta bianca leggera e dei leggins neri da yoga ultra aderenti. Il tessuto era così sottile che si vedeva tutto. Le tette erano sode, medie, con i capezzoli che spuntavano chiaramente sotto la stoffa perché non portava reggiseno. Ma la cosa che mi fece subito irrigidire fu il cameltoe: i leggins le entravano proprio in mezzo alla figa, delineando le grandi labbra gonfie e la fessura in modo osceno. Ogni passo che faceva, il tessuto le sfregava contro la passera.

Quando mi vide a petto nudo, si bloccò per mezzo secondo. I suoi occhi scesero dal mio petto peloso alle ascelle, dove il sudore della giornata in palestra si era accumulato: peli scuri bagnati, lucidi, con quell’odore forte, maschio, un po’ acido che non avevo coperto con nessun deodorante.

Marco era impegnato a girare le salsicce, tutto contento, chiacchierando del cazzo del suo lavoro.Io mi appoggiai alla ringhiera del balcone, braccia alzate, mani dietro la nuca. Le ascelle completamente esposte. Il sudore colava lento lungo i fianchi. Il mio bulge spingeva ancora di più contro il tessuto, la cappella quasi in rilievo.

Sofia si sedette di fronte a me, gambe leggermente aperte. Il cameltoe si fece ancora più evidente: il leggins le entrava dentro, bagnandosi leggermente al centro. Le sue tette si alzavano e abbassavano veloci con il respiro. Mi fissava le ascelle senza riuscire a staccare gli occhi.

«Daniel… sei venuto direttamente dalla palestra?» chiese, cercando di sembrare casuale.

La voce le uscì un po’ roca.

«Già» risposi io, senza abbassare le braccia.

«Non ho avuto tempo di farmi la doccia. Ti dà fastidio?»

Marco rise da dietro la griglia: «Tranquilla amore, Daniel è sempre così. È un animale.»

Ma Sofia non rispose a lui. Continuava a guardarmi. Le sue pupille erano dilatate. Vidi chiaramente che stringeva le cosce, sfregando piano il tessuto dei leggins contro la figa.

Più tardi, quando Marco andò dentro a prendere altre birre, restammo soli sul balcone.

Io mi stiracchiai di nuovo, braccia alte, ascelle spalancate proprio davanti alla sua faccia. L’odore arrivava forte: sudore salato, maschio, quel profumo pesante che sa di cazzo e di uomo vero.

Sofia deglutì. Le sue tette si tesero contro la canotta, i capezzoli durissimi. Il cameltoe era ormai bagnato, una piccola macchia scura si vedeva al centro dei leggins.

«Cazzo… hai un odore…» mormorò quasi tra sé, così piano che quasi non la sentii.Io abbassai lo sguardo sul suo corpo.

«E tu? Sembri piuttosto eccitata per una semplice grigliata.»

Lei arrossì violentemente, ma non chiuse le gambe. Anzi, le aprì un altro po’. Il cameltoe si schiacciò ancora di più contro il tessuto.

Quando Marco tornò, Sofia si alzò di scatto per aiutarlo, ma prima mi passò vicinissima. Il suo braccio sfiorò la mia ascella sudata. Sentii il suo respiro tremare.

Quella notte, mentre tornavo a casa, mi arrivò un messaggio da Sofia.

“Grazie per essere venuto, Marco era davvero contento.”

Risposi dopo qualche minuto, solo due parole:

“E tu?”

Non mi rispose più quella sera.

Ma io sapevo che la crepa era appena iniziata. E che Sofia stava già impazzendo.
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